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Il primo Dizionario Italiano - Curdo
1878 - Napoli
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Cento curdi in corteo chiedono aiuto al Papa

di Virgilio Squillace
Operai della ex Sasol? No. lavoratori Akros? Nient'affatto. Dipendenti di Villa Giose? Per niente. Ma allora chi erano quel centinaio di persone che ieri sera alle 18 muovendo da Piazza Duomo hanno attraversato in corteo Piazza Pitagora, via Vittorio Veneto e Corso Mazzini innalzando cartelli e striscioni? Marciando, scandivano: «Sì - sì - aiutò », in un italiano incerto. Erano stranieri, infatti: curdi irakeni che manifestavano chiedendo aiuto all'Italia. I cittadini che da lontano vedevano avvicinarsi il corteo vociante scortato dalle forze dell'ordine pensavano sulle prime che si trattasse di lavoratori di una delle molte aziende in crisi della città. Ma quando il corteo si è avvicinato c'è voluto poco a capire che si trattava di stranieri. Sul grande striscione bianco dietro il quale quel centinaio di curdi sfilava nel centro cittadino c'era scritto: "Italia nostra ultima speranza. Chiediamo il permesso di soggiorno. Nei nostri paesi la morte ci aspetta per l'espulsione".
È il segno dei tempi. Mentre quelli del luogo pur avendone molte ragioni fanno pochi cortei, preferendo altre forme di protesta (salgono sul tetto, o attuano occupazioni), gli stranieri sfilano per strada dichiarando a gran voce le loro rivendicazioni scritte anche su cartelli. È la globalizzazione, bellezza: non solo delle merci, ma anche degli uomini e della loro condizione. Il Sud del mondo è diventato molto più grande e continua a crescere sotto la spinta del costo del lavoro sempre più basso. Con gli immigrati che raccolgono le arance (che perciò costano così poco al mercato) o che accudiscono gli anziani, arrivano in città anche i problemi, i bisogni, le culture, i timori e le paure di migliaia di stranieri .
Per i cento curdi che hanno manifestato ieri il problema è l'applicazione del Regolamento di Dublino. Si tratta delle norme in base alle quali per le pratiche della richiesta d'asilo o di accoglienza umanitaria gli immigrati devono rivolgersi al Paese del loro primo ingresso in Europa. Quando vengono trovati in un altro paese, questo provvede a trasferire al paese di primo ingresso l'immigrato di sua competenza. Questo serve ad evitare il fenomeno dei cosiddetti asilanti in orbita, cioè i migranti che girano da uno stato europeo all'altro.
Tutto avviene dopo la prima fotosegnalazione nel Paese di primo ingresso. Quando – ad esempio nel Cda di Sant'Anna – un immigrato viene identificato e fotosegnalato, attraverso il sistema informatizzato centrale del ministero dell'Interno si scopre talvolta che lo stesso immigrato era stata già identificato e fotosegnalato in un'altra nazione europea. Così cominciano, in base al Regolamento di Dublino, le pratiche per trasferire quell'immigrato nello Stato di prima fotosegnalazione.
Ma gli stati non sono tutti uguali per chi è in fuga dalla guerra e dalla fame: sul problema immigrazione hanno approcci diversi dettati dagli orientamenti politici dei governi.
Ecco dunque il problema – per loro molto serio – dei cento curdi che manifestavano ieri sera: temono di essere rimpatriati in alcuni Paesi, soprattutto in Grecia, dove sostengono di essere discriminati. L'hanno detto a chiare lettere: hanno paura a lasciare l'Italia, temono di finire rimpatriati nei Paesi da cui sono fuggiti, dove la loro stessa vita è in pericolo.
Al regolamento di Dublino non si può derogare. La situazione, perciò, è molto delicata.
Ieri mattina a tarda ora tutti e 150 i curdi irakeni ospitati nel Cda di Sant'Anna (dove si trovano in questi giorni 700 immigrati, e 50 nel Cie) sono usciti incamminandosi sulla statale 106 diretti a Crotone. Alcuni sono rimasti davanti al Cda, ma la maggior parte – un centinaio – hanno raggiunto Crotone. Lungo il percorso si è avuto qualche disagio alla circolazione delle auto, ma non c'è stata alcuna interruzione della viabilità. Sul posto si è recata la dott. Maria Antonia Spartà, dirigente dell'Ufficio immigrazione della questura, con personale della Digos, della Squadra mobile, della Polizia scientifica. I carabinieri sono intervenuti agli ordini del comandante della Compagnia capitano Domenico Dente. La Polizia stradale ha garantito la sicurezza della viabilità.
Partiti in corteo dal Cda alle 10, i cento curdi percorrendo la statale 106 sono entrati in città dal cavalcavia nord e sono arrivati in Piazza Duomo alle 12,30. Qui hanno rivolto un'appello umanitario all'autorità spirituale del Papa, chiedendo che il Vaticano si occupi del loro problema (su un cartello hanno scritto: "Noi supplichiamo il Papa, la tua misericordia. Il Vaticano è la porta della pace nel mondo"). Sanno che per tutti loro, in base al Regolamento di Dublino, è previsto il trasferimento nel Paese di "primo ingresso". Probabilmente la maggior parte fra loro è arrivata dal Kurdistan irakeno via terra, attraverso la Grecia. Essendo stati fotosegnalati lì la prima volta, è lì che devono essere trasferiti perché si provveda all'esame della richiesta di asilo politico o accoglienza umanitaria. È quello che paventano e non vogliono, perché temono che la loro richiesta venga esaminata in maniera inadeguata e non in maniera scrupolosa come avviene in Italia, soprattutto davanti alla Commissione territoriale insediata al Cda di San'Anna.
Fonte: La Gazzetta del Sud

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Febbraio 2010 22:19 )

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