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Turchia. E se il vero golpe lo avesse fatto Erdogan? Intervista a Shorsh Surme

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di Enrico Oliari –
Il videomessaggio di Recep Tayyp Erdogan, diffuso nella notte tramite una tv turca in collegamento dall’aereo su cui si trovava, è stato il colpo che ha prima indebolito e poi sconfitto il tentativo dei militari di prendere il potere in Turchia.........


“La nazione deve rinserrarsi e riprendere il paese” – ha detto Erdogan in quei pochi minuti via facetime alla giornalista che inquadrava il cellulare e trasmetteva le parole del capo dello Stato in diretta -, “chiedo al popolo di scendere nelle piazze e difendere la democrazia e il governo, di dare una risposta ai golpisti”.
In poco è svanito il fisiologico smarrimento nei suoi sostenitori e negli imam, i quali hanno unitariamente incitato a scendere in piazza ed a reagire ai militari e ai carri armati che circolavano nelle strade di Istanbul e di Ankara: i soldati, perlopiù giovani, non hanno aperto il fuoco sulla folla, forse smarriti pure loro per quegli strani ordini che arrivavano dagli alti ufficiali.
Alla fine i militari arrestati “colpevoli di tradimento” sono stati 1563, sono stati destituiti 29 colonnelli e 5 generali, in alcuni sono fuggiti in Grecia e già Ankara ne chiede l’estradizione. La grossa parte dell’esercito non ha preso parte al golpe, la Marina si è dissociata da subito.
Dopo ore di spari, di palazzi del potere circondati dai carri armati, di tv e di aeroporti occupati dai militari e poi rioccupati dai sostenitori di Erdogan, il bilancio si è comunque presentato drammatico: quasi 200 i morti soprattutto tra i golpisti, i poliziotti ei militari fedeli al governo; 47 i civili rimasti sul terreno.
“Dobbiamo continuare a mantenere il controllo delle strade anche stasera, non importa a quale costo, perché un tentativo di riacutizzazione potrebbe accadere in qualsiasi momento”, ha detto in tarda notte Erdogan.
E al mattino sono partite le accuse, soprattutto contro il nemico numero uno del presidente turco, l’imam radicale Fethullah Gulen, autoesiliatosi e dal 1999 residente negli Usa.
Il premier Binali Yildirim non ha dubbi: “questo (Gulen, ndr.) è leader di un’organizzazione terroristica, soprattutto dopo la scorsa notte. Un Paese che lo sostenga non è amico della Turchia. Sarebbe persino un atto ostile nei nostri confronti”. Gli ha risposto il segretario di Stato Usa John Kerry, il quale si è detto pronto ad aiutare la Turchia nelle indagini, ed ha invitato Ankara a mostrare, se esistono, prove in grado di attribuire a Gulen la responsabilità del golpe.
L’interessato, l’imam miliardario e a capo di media e del partito “Alleanza pei i valori condivisi”, ha da subito condannato il golpe e ha definito “irresponsabili” le accuse mosse da Erdogan.
Dov’era, tuttavia, il capo dello Stato nel momento in cui i carri armati scendevano nelle strade? Le notizie si sono rincorse tutta la notte, e davano Erdogan in fuga su un aereo diretto verso un paese europeo (si era parlato anche del Qatar), con la Germania che ne avrebbe vietato il permesso di atterraggio. Poi l’aereo è sceso a Istanbul, a golpe concluso, giusto in tempo per gestire “il dopo” e incassare gli applausi dei sostenitori come pure degli Usa e dell’Europa, che hanno parlato di “rispetto della democrazia” e di “pieno sostegno al governo eletto”.
Con una nota la Farnesina ha comunicato che “Il ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo Mevlut Cavuşoğlu per esprimergli la soddisfazione per il prevalere della mobilitazione popolare e della difesa delle istituzioni.
Il ministro degli Esteri turco, che parlava dalla capitale Ankara, ha confermato il fallimento del tentativo che ha definito terroristico”.
Eppure il quadro che i fatti hanno presentato lascia dubbi e perplessità che poco hanno a che fare con a dietrologia.
A cominciare dall’esiguo numero di militari che vi hanno preso parte, in una nazione di 78 milioni di abitanti, con basi Nato: solo i soldati turchi sono in totale 500mila, ai quali si aggiungono 300mila riservisti, a fronte dei 1.500 arrestati per il golpe.
Vi è poi l’insolita durata dell’azione sovversiva, poco più di quattro ore, quando un golpe richiede generalmente almeno un paio di giorni per essere portato a termine o sventato.
Si è poi parlato del blocco di internet e dei social, questi ultimi assai stigmatizzati da Erdogan, ma che in realtà hanno continuato a funzionare e sui quali è corso lo stesso messaggio del presidente: la prima cosa che viene fatta solitamente dai golpisti è chiudere ogni forma di comunicazione.
Il numero dei morti è stato grave ma non eccessivo, se si pensa che solo per la strage dell’Isis del 10 ottobre ad Ankara sono state uccise 103 persone.
Dall’altra c’è una situazione politica controversa, con la Turchia che ha dato appoggio ai ribelli siriani come ai qaedisti come all’Isis, basti pensare al transito di decine di migliaia di foreign fighter e al passaggio di armi e di mezzi, come pure degli stessi jihadisti feriti e curati negli ospedali del paese.
Vi è allarme per i 10mila foreign fighter di nazionalità turca che potrebbero rientrare in Turchia con la riconquista dei territori allo Stato Islamico, mentre resta aperta la questione della rottura della tregua con i curdi e quindi bombardamenti da una parte e gli attentati dall’altra, ai quali si uniscono le stragi dell’Isis, che punta di vendicare il giramento di spalle di Erdogan.
Di recente il nuovo premier Binali Yildirim, fedelissimo di Erdogan, ha riallacciato i rapporti con Israele ed altrettanto sta facendo con la Russia, arrivando a proporre un risarcimento per il jet abbattuto il 24 novembre.
Un marasma politico, per uscire dal quale è necessario rinsaldare il popolo attorno al proprio leader carismatico, un’iniezione di fiducia utile sia in chiave interna che esterna.
E questo potrebbe essere stato l’anomalo golpe turco.
Ne abbiamo parlato con Shorsh Surme, analista geopolitico ed esperto di Kurdistan e di Turchia.
– Dott. Surme, che ne pensa del golpe intentato in Turchia?
Si tratta di una palese messinscena. Basti vedere la differenza con i tre colpi di stato precedenti: per l’ultimo, quello promosso dal capo di Stato maggiore Kenan Evren il 12 settembre del 1980, venero coinvolte tutte le forze armate, mentre oggi si è vista la partecipazione di un pugno di militari, con tanto di Marina che ne ha preso le distanze”.
– Perché Erdogan sarebbe arrivato a questo?
”Per consolidare la sua leadership, arrivare ai suoi obiettivi e fare piazza pulita degli ostacoli. Fare lui, insomma, un colpo di stato”.
– Non esageriamo…
Guardi: da ieri a oggi sono stati epurati numerosi militari, paladini della laicità e dei principi di Kemal Ataturk. Con un tratto di penna sono stati licenziati 2.745 magistrati, giornalisti ed oppositori politici sono in fuga. E’ evidente che vuole rifondare l’Impero Ottomano per essere lui il sultano”.
– Perché colpire la magistratura?
“La magistratura turca ha sempre rappresentato una palla al piede per Erdogan, poiché libera ed indipendente. Pensi al caso di Can Dundar e di Erdem Gul, direttore e caporedattore dell’Hurryet, il giornale che aveva pubblicato le prove dei rifornimenti di armi che passavano dalla Turchia all’Isis: fatti arrestate ed accusati di tradimento, sono stati rilasciati da un giudice, tra gli strali di Erdogan. Oggi ne la licenziati 2.745, evidentemente per sostituirli con suoi fedelissimi.
Vi è poi la complicata questione politica, con il premier Yildirim incaricato da Erdogan di riallacciare i rapporti con Israele e con la Russia, cosa invisa alla consistente opposizione interna all’Akp: con un sol colpo Erdogan ha sistemato molte cose. E ha già dichiarato di voler ripristinare la pena di morte…”.
– Quali altri elementi la fanno indurre ad un golpe fasullo?
Oltre all’imam Gulen è stato fatto il nome del curdo Ocalan fra gli organizzatori dell’azione sovversiva: Ocalan è in carcere da anni, non può essere neppure visitato dai parenti più stretti, per cui appare impossibile che abbia avuto modo di prendere parte a un golpe. Inoltre la base Nato di Incirlik è rimasta immobile nonostante ad essere interessato fosse il caposaldo dell’Alleanza a oriente. Penso pure che anche il viaggio in aereo sia stato una farsa, e che in realtà il presidente non abbia mai lasciato il paese.
La verità è che, dopo aver tolto l’immunità parlamentare ai deputati dei partiti di opposizione, curdi dell’Hdp compresi, ora “il Sultano” ha le mani libere”.
Fonte:notiziegeopolitica