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Home Articoli Guerra all'Isis ed emergenza umanitaria, nuova missione modenese fra i profughi curdi


Guerra all'Isis ed emergenza umanitaria, nuova missione modenese fra i profughi curdi


E' ripartita la settimana scorsa la delegazione modenese che prende parte da anni al progetto di "verso il Kurdistan-onlus", per il sostegno alle popolazioni curde nel nord dell'Iraq. Ecco il resoconto di Franco Zavatti che ben descrive come si vive tra i profughi insidiati dalle rappresaglie dello Stato Islamico.........


Guerra all'Isis ed emergenza umanitaria, nuova missione modenese fra i profughi curdi
Il consiglio è di partire in serata da Erbil capitale della regione autonoma kurda del Nord Iraq ed evitare così il temporaneo blocco stradale. Entriamo in un percorso conosciuto bene dai due autisti che ci sono venuti a prendere direttamente a Makhmura, un campo profughi kurdi scacciati dalla Turchia, ora un villaggio ormai radicato in questo territorio iracheno desertico riconosciuto come municipalità autonoma ed autogestita per questi 14.000 abitanti, oggi al “confine” con il territorio del califfato Isis. Arriviamo a inizio notte accolti di responsabili municipali con calore e gratitudine. Dopo il té e gli abbracci mettiamo a punto i possibili incontri e spostamenti. La ferma raccomandazione è quella di stare in gruppo, evitando singoli spostamenti. Neanche una settimana fa due “tranquilli” infiltrati Isis sono entrati qui e hanno iniziato a sparare uccidendo due abitanti kurdi, sono poi stati bloccati ed uccisi in scontro armato per l’intervento di un gruppo di volontari per la sicurezza del villaggio. Uno di questi volontari è l’autista che ci accompagna.
Con gli amministratori della municipalità si fa subito il punto sul progetto di costruzione dell’ospedale, costruzione avviata quasi 3 anni fa con il contributo economico determinante della nostra associazione italiana “verso il Kurdistan onlus” e con il preventivo invio del carico di attrezzature sanitarie dalla ristrutturazione post-sisma degli ospedali di Carpi e Mirandola. I lavori di quella utilissima struttura sanitaria, furono interrotti dalla violenta occupazione Isis di questo territorio di Makhmura. Ben presto riconquistato dai combattenti kurdi ma col "confine" troppo vicino per cui ragioni di sicurezza ed emergenze sanitarie rivolte ai bisogni pressanti del territorio, hanno portato alla decisione della temporanea sospensione dei lavori di costruzione. Abbiamo comunque consegnato alla municipalità un ulteriore contributo di 10.000 euro. Parte delle nostre strutture sanitarie inviate da Modena, sono già ben utilizzate su mezzi mobili di pronto soccorso.
Abbiamo rivisitato il cantiere, la struttura muraria è ferma a circa metà dalla finitura. Tutti qui sperano di poterla concludere al più presto, i bisogni sono pressanti e crescenti ed anche per questo ci dicono di sperare bene per l'offensiva contro il califfato e la loro cacciata da Mosul che, non va dimenticato, è solo ad una cinquantina di chilometri da qui.
Il quadro della situazione descrittaci dal co-sindaco di Makhmura è drammatico e ben peggiore di quelle viste ed ascoltate nelle precedenti visite. L'attacco Isis, la loro temporanea occupazione del villaggio ed ora il fronte a una quindicina di chilometri, con la tuttora presenza in tre villaggi vicini, anziché stringere la cooperazione per il controllo del territorio da parte del Governo regionale del Nord Iraq, ha assunto paradossali e colpevoli abbandoni. La difesa di Makhmura è di fatto lasciata alla sola presenza dei combattenti kurdi. Di fatto, questa parte del territorio è oggetto di inspiegabile embargo col blocco del flusso degli aiuti internazionali. La stessa agenzia Onu Unhcr, che formalmente ha la copertura su questo campo/villaggio profughi, ha di fatto tolto ogni assistenza di materiale scolastico, medicinali, raccolta immondizie, posa delle tubazioni fogne.
La quasi totalità dei lavoratori del villaggio, prevalentemente occupati in aziende o cantieri nell'area di Erbil, sono stati licenziati, con un crollo drammatico delle condizioni di queste famiglie. Il governo regionale ha bloccato i rifornimenti mensili di prodotti alimentari alle famiglie bisognose. Circa 2.000 bambini non sono più registrati/censiti negli uffici governativi irakeni, con la futura prospettiva di risultare "clandestini".
Qui a Makhmura, la municipalità, oltre a prevedere la costruzione dell'ospedale in cui siamo direttamente coinvolti, aveva aperto e curato la gestione di 13 punti scolastici fra asili, scuole elementari, medie ed un centro liceale e pre-universitario. Tutto questo è in palese ed assurda prospettiva di affossamento. Tutto questo ha, ed avrà a che fare, con l'esistenza umanitaria più basilare e di civiltà.
Riguarda solo l'oggi ed il drammatico domani di queste famiglie? I flussi epocali di migrazione nascono così? Anche. Allora, il nostro mondo democratico occidentale, i vari governi - compreso il nostro italiano - l'Europa, l'Onu, la rete di solidarietà e cooperazione internazionale, cosa e come agiscono concretamente, anche qui, a fronte di drammi così estesi e visibili? Hamed, co-sindaco della municipalità, ci saluta con un amarezza fermissima e che, alla nostra cultura avanzata, suona paradossale "...Makhmura non è la nostra terra promessa, ma da noi strappata al deserto e la lasceremo solo per tornare alla nostra terra di partenza".
Fonte:Modenaday
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In piazza Castello per la difesa della libertà kurda
Libertà per il Kurdistan ed il fondatore del partito dei lavoratori, Abdullah Ocalan
Chiedono a gran voce le decine e decine di persone riunitesi in piazza Castello a Torino la libertà per il Kurdistan ed il fondatore del partito dei lavoratori, Abdullah Ocalan, leader del popolo stesso e da sempre in prima linea sul tema dei diritti culturali e politici dei kurdi. R
apito in Kenya e consegnato alla repubblica di Turchia, è stato ufficialmente condannato a morte il 29 giugno 1999. Solo in seguito all'abolizione della pena di morte in Turchia, la sua pena è stata convertita in "ergastolo aggravato": prigionia fino alla morte.
Per tutte queste ragioni la sua figura, quasi sacralizzata, è diventata simbolo della lotta contro le oppressioni sul popolo kurdo, la privazione della libertà di parola e di avere una lingua propria, per non parlare del vero e proprio genocidio di donne e bambini. I rappresentati chiedono dunque l'intervento delle organizzazioni internazionali, affinché questo massacro possa finalmente vedere la parola fine.
Fonte:Torinooggi

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 05 Ottobre 2016 20:30 )