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Home Articoli I curdo-iraniani del Pjak in lotta per la loro identità e per cambiare il paese: intervista al leader Haji Ahmadi


I curdo-iraniani del Pjak in lotta per la loro identità e per cambiare il paese: intervista al leader Haji Ahmadi

pajak

di Enrico Oliari
Tra i fronti aperti dei curdi vi è quello degli iraniani del Pjak, conflitto che difficilmente passa alle cronache forse perché adombrato dalle crisi irachena e siriana, forse perché gli equilibri mediatici rispecchiano troppo spesso quelli geopolitici.......


Il Pjak è un partito di sinistra, cugino del Pkk in Turchia e del Pyd in Siria, anche quelli partiti curdi. E, come si usa da quelle parti, ogni partito che si rispetti ha il suo piccolo esercito pronto ad essere impiegato per difendere istanze e condurre lotte.
È terrorismo, come accusa Teheran?
Per Haji Ahmadi, leader del Pjak, si tratta di lottare per avviare un processo di democratizzazione dell’intero paese, non solo della parte curda. “Il nostro è un partito giovane – spiega a Notizie Geopolitiche – è nato 12 anni fa, ma la nostra lotta risale a 70 anni fa, ai tempi della Repubblica di Mahabad. Siamo in prima linea per il diritto alla nostra identità, per il diritto a parlare la nostra lingua, a che ai nostri figli venga insegnata la nostra cultura, a che i ruoli politici locali siano affidati a curdi e non ai pasdaran a ad agenti di altre parti del paese. Tuttavia noi chiediamo questo non solo per i curdi, ma per tutte le minoranze etniche dell’Iran: gli sciiti rappresentano il 45 per cento della popolazione, perché l’intero paese deve avere come unica lingua quella persiana e come unica religione quella islamico-sciita? Perché 25 milioni di azeri devono parlare persiano? Il potere centrale teme i processi di democratizzazione perché rappresenta una dittatura, è un regime. Ed è per questo che ci accusano di volere la separazione del Kurtdistan iraniano e di essere terroristi”.
– Non volete la secessione dei territori curdi dall’Iran?
“No, noi siamo per un federalismo sul modello di quello adottato di recente nel Kurdistan siriano, che non interessa tanto i confini quanto l’appartenenza etnico-culturale, ovunque si viva”.
– L’era di Rohani ha rappresentato per voi un miglioramento? So di combattimenti, anche di queste ore…
“No, vi è stato un peggioramento della situazione. L’Iran è certamente migliorato nei suoi rapporti con il contesto internazionale, ma ci sono stati più morti e più violenze rispetto ai tempi di Ahmadinejad: loro ci attaccano, noi ci difendiamo”.
– Come finanziate la vostra lotta? Si è parlato persino di scontri con altri partiti per la riscossione dei dazi sul transito delle merci…
“So di questi problemi, ma noi siamo principalmente aiutati dai milioni di curdi che vivono sia nel nostro territorio che in Iran, nel mondo. Vede, noi abbiamo solo due possibilità: o combattiamo per i diritti e per la democrazia, o siamo destinati ad essere culturalmente assimilati e schiacciati. E non è impossibile vincere, per quanto l’Iran sia un regime fascista”.
– E se Teheran vi proponesse una soluzione sul modello del Kurdistan Iracheno?
“Subito! I governi centrali non possono risolvere i problemi delle minoranze, per cui serve che sia valorizzata l’identità dei territori in un contesto democratico. Come pure che l’Iran adotti quei diritti che ora rifiuta, come l’emancipazione della donna. Le donne curdo-siriane sono in prima linea al pari degli uomini, sono un esempio: per noi la donna deve avere gli stessi diritte e glòi stessi doveri dell’uomo”.
– Quindi separazione tra Stato e religione…
“Sì, noi siamo per la secolarizzazione del paese”.
– E poi c’è il quadro geopolitico locale, con il turco Erdogan contro i curdi a priori, cosa si cui ora sta cercando di portare Bashar al-Assad…
“E’ un politico che ha fallito su tutti i fronti, a cui ormai non crede nessuno. Non è forse uno dei responsabili del disastro in atto, con il suo appoggio all’Isis ed ai gruppi terroristici? Come può ora al-Assad credere a lui?
Il fascismo e lo sciovinismo che va per la maggiore in Turchia sta facendo danni, è basato sulla religione e farà danni anche in Unione Europea, basti pensare che diversi membri dell’Isis che colpiscono oggi in occidente o sono transitati per la Turchia o hanno addirittura studiato nelle scuole coraniche turche. Mi creda, verrà un giorno in cui sarà impossibile vivere in pace… al mondo ci sono 1.7 miliardi di musulmani, e non in pochi ritengono che la società globale debba essere soggetta al Corano. I paesi europei hanno bisogno degli stranieri, ma fino ad oggi non sono stati in grado di organizzare una vera integrazione. Si moltiplicano le moschee, dove passano messaggi e insegnamenti.
– Su quali alleati interni ed esterni potete contare voi del Pjak, considerando che siete cugini di primo grado del Pkk turco?
“Contiamo su tutti i partiti di ispirazione democratica che hanno a cuore la democrazia, ma siamo consci di una realtà che vede gli interessi economici e geopolitici prevalere su tutto”.
Fonte:Notizie geopolitiche