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Home Articoli Turchia. In parlamento la riforma costituzionale. Perché Erdogan vuole essere il padrone del paese


Turchia. In parlamento la riforma costituzionale. Perché Erdogan vuole essere il padrone del paese

di Shorsh Surme
Nonostante la grave situazione interna della Turchia, il “sultano” Recep Tayyip Erdogan continua con i suoi tentativi di cambiare la........

costituzione. Infatti il 9 gennaio 2017 l’Assemblea generale del parlamento turco ha iniziato a discutere la riforma per trasformare la Turchia parlamentare in presidenziale.
Il partito di Erdogan “Giustizia e Sviluppo”, meglio conosciuto con la sigla AKP, ha presentato la riforma insieme al Movimento Nazionalista (MHP) di estrema destra con simpatie islamiste, per essere certo di avere i voti necessari per approvare la proposta e sottoporla a referendum, il quale si dovrebbe tenere nella prossima primavera.
Tuttavia servono almeno 330 voti, ma l’AKP dispone solo di 317 seggi per cui i 39 deputati del MHP diventano essenziali. Con questa maggioranza in tasca, la riforma potrebbe essere votata così com’è, senza accogliere nessuna delle rimostranze delle altre opposizioni, i kemalisti del CHP e i curdi dell’HDP.
Siamo davanti così a un vero e proprio golpe di Erdogan contro la democrazia parlamentare e il sistema repubblicano.
In un’intervista all’agenzia di stampa Anadolu” Ozgur Ozel, deputato dalla principale forza di opposizione, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), ha detto che “Il gruppo del Chp ha già annunciato l’intenzione di fare ostruzione e di prolungare il più possibile il processo di approvazione della riforma, ricorrendo anche a mozioni di sfiducia contro esponenti dell’esecutivo”. Ha infatti spiegato che “Pensiamo che più il processo sarà lungo, meglio potranno emergere i difetti della proposta costituzionale che potrà così essere ritirata”.
In realtà Erdogan vorrebbe il presidenzialismo, cosa che gli garantirebbe il pieno potere esecutivo e un ampio controllo su tutto l’apparato della Giustizia.
Erdogan, fondatore e padre-padrone dell’AKP, soprattutto dopo l’estromissione di figure come l’ex amico e presidente Abdullah Gul e l’ex premier Ahmet Davutoglu, può fare ciò che vuole in una Turchia in balia di una politica sbagliata e miope e con una guerra civile aperta tra l’esercito e la popolazione curda.