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Kurdistan turco: 3 giocatori del Amed SK aggrediti e picchiati da poliziotti

di Giuseppe Foti
In Turchia la questione curda è tornata prepotentemente alla ribalta così anche il calcio subisce ........

le consegenze di una lenta ma effettiva repressione. Giocatori del Amed SK aggrediti da poliziotti La popolazione curda ancora nel 2017 continua a subire politiche di discriminazione razziale, soprattutto nel Kurdistan turco. Gli stati che attuano queste politiche, principalmente la Siria e la Turchia,cercano di negare persino l’identità e l’esistenza stessa del popolo curdo;per farlo utilizzano tutti i mezzi a disposizione, televisione, radio, stampa, esercito, polizia e istituzioni scolastiche, per attuarla.
Al regime di Erdogan dopo il fallito golpe militare di luglio, tutto gli è concesso, non solo nella violenta epurazione entro i confini della Turchia ma anche contro i curdi, le vittime più vulnerabili e i nemici designati della nuova strategia della tensione elaborata a partire proprio da Erdogan. Sotto l’occhio inerme della diplomazia internazionale, non solo viene ancora negato il diritto di un popolo ma viene condotta senza sosta una vasta operazione
viene escluso dallo scontro o dalla repressione. Si è parlato poco o niente di un episodio accaduto recentemente durante la partita Amed SK – Fenerbache, partita di Coppa di Turchia. Quest’ultima squadra della capitale, Istanbul, mentre i padroni di casa rappresentano la minoranza curda. Inutile specificare che le tensioni sono nate per motivazioni di tipo politico. Amed, il vecchio nome era Diyarbakır Büyükşehir Belediyespor, con base nella città di DiyarbakırDopo il match di Coppa, tre giocatori dell’Amedspor sono stati picchiati da una ventina di poliziotti nonostante si siano anche identificati come calciatori dell’Amed SK. I giornali italiani hanno dato più importanza all’abbraccio di Yasin Oztekin ai poliziotti dopo il gol segnato non menzionando il triste episodio del match. Ennesimo attentato alla squadra-simbolo del Kurdistan turco, già nell’occhio del ciclone per dei tweet sul profilo Twitter della società (o di tesserati, come Deniz Naki, o di semplici simpatizzanti) dove veniva dedicata una vittoria “a chi combatte nelle città di Şırnak e Diyarbakır e a tutto il popolo curdo”, dopo l’arresto di 30 tifosi per “cori sgraditi” (contro lo stragi di bambini, tra l’altro), e la squalifica di 12 giornate a Deniz Naki per aver detto: «Siamo fieri di essere un piccolo spiraglio di luce per la nostra gente in difficoltà. Come Amedspor, non ci siamo sottomessi e non ci sottometteremo. Lunga vita alla libertà!».
La società ha annunciato di aver sporto denuncia nella ferma volontà che i poliziotti responsabili dell’aggressione paghino, ma si sanno come funzionano le cose nella terra di Erdogan.
Gli ultimi tentativi di dialogo nel 2012 fallirono a luglio del 2015, aprendo di nuovo a un’escalation di violenza nel sud-est del paese con centinaia di morti e feriti non solo tra i miliziani ma anche tra gli stessi civili curdi.Una crisi sanguinosa che non riesce a trovare risoluzioni pacifiche, ma anzi sembra volgere verso un inarrestabile inasprimento speriamo almeno lo sport venga tenuto fuori da ogni forma di repressione.
Fonte: http://www.calcioweb.eu/