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Kurdistan: tra sogno d’indipendenza e massacri. Parla Shorsh Surme

di Rossella Assanti
Non trova pace il popolo curdo. Il Kurdistan continua a lottare alla ricerca dell’indipendenza perduta, anzi mai riconosciuta. E’ una corda tirata troppo dalle varie potenze che lo......

confinano e lo sconfinano al tempo stesso.
Uno spiraglio c’è stato, come ci spiega Shorsh Surme, giornalista curdo e precedentemente Presidente della comunità curda in Italia, che abbiamo intervistato: “Dopo Saddam Hussein credevamo tutti in un nuovo orizzonte. Tra il 2011 e il 2014 iniziavano ad esserci grandi speranze, l’aria di un cambiamento positivo si faceva sentire. Poi la nascita dell’Isis ci ha fatto sprofondare nuovamente nel baratro”.
Qual è la situazione attuale del Kurdistan turco?
«E’ allucinante. Il partito “democratico dei Popoli” eletto democraticamente nel 2015, con la speranza si trovasse una soluzione alla questione curda, è stato poi represso da parte del governo di Erdogan con le accuse infamanti di terrorismo e sono stati arrestati 12 parlamentari, compreso il presidente del partito Sallahadin Demertash. Assistiamo a parlamentari curdi (e non sono ndr) incarcerati, ci sono zone da mesi sotto assedio. Dopo il golpe fasullo Erdogan ha fatto piazza pulita. Ora il suo intento è concentrare tutto il potere giudiziario e legislativo nelle sue stesse mani. Stiamo parlando di una forza governativa che influisce sulla politica dei paesi limitrofi fregandosene del diritto internazionale – più volte violato. La Turchia fa parte della NATO è membro del consiglio d’Europa ed ha una posizione delicata, motivazion per cui avrebbe dovuto esserci una posizione netta e contrariata da parte dell’Europa viste le continue violazioni dei diritti umani da parte della Turchia. Ciò non è accaduto.
Ora nonostante la guerra fredda tra Iran e Turchia, che dura da ormai sessantanni, in questo momento le due potenze sono d accordo sul fatto di reprimere in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo i segnali di indipendenza del popolo curdo. Il kurdistan dell’Iran (Sud Kurdistan) è una regione federale e nonostante ciò o l’Iran o la Turchia bombardano ogni giorno i villaggi al confine. La condizione geopolitica del kurdistan è tragica, siamo circondati da quattro nazioni coinvolte nel problema del popolo curdo. Se solo tra questi ci fosse stato un Paese neutro il problema sarebbe risolto da tantissimi anni.
Al terzo millennio il popolo curdo ancora non ha uno stato ed è un fatto molto grave. Nessuno ha esplicitamente appoggiato l’indipendenza del Kurdistan.»
Il co-presidente del consiglio esecutivo dell’Unione delle Comunità del Kurdistan (KCK) Cemil Bayik, ha annunciato che questo sarà l’anno decisivo per il popolo curdo, l’anno in cui se perdono saranno oggetto di massacri…
«Quella nei pressi di Erbil e verso il confine con la Siria è una zona ufficialmente di guerra, ci sono interi villaggi rasi al suolo e nessuno ne parla. Qualche giorno fa sono stati condannati alcuni ragazzini di quattordici anni, a dieci anni a testa, accusati dal governo turco di aver fatto lavapiatti e camerieri per il PKK. Sono minorenni che non hanno commesso alcun crimine o atti terroristici. I massacri avvengono già in un silenzio internazionale.
Tanti sono i casi, l’ultimo è di un’attivista curda del Kurdistan dell’Iran Zeynep Jalaliyan malata di tumore al seno. E’ stata arrestata e le è stato negato il diritto di recarsi in ospedale per le cure.»
Si è nascosto dietro un dito il governo turco, dietro la proclamazione di uno “stato d’emergenza” nel sud-est del Paese, composta da una popolazione a maggioranza curda, per perpetrare atroci violazioni dei diritti umani. Massacri, violenze, cecchini appostati agli angoli delle strade, pronti a sparare anche contro ragazzini, bambini. Tante sono state le esecuzioni, centinaia i corpi fatti sparire e ancora nessun colpevole sul tavolo della giustizia. Le operazione degli attivisti e degli avvocati vengono bloccate, represse.
Il sogno del Kurdistan di diventare Nazione, trasformato in utopia non solo da una Nazione – quale la Turchia – che ha condotto la democrazia alla deriva, ma da tutto un complice silenzio internazionale che funge da macabro sfondo.
Fonte: Il Caffèquotidiano