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L'ombra lunga dell'indipendenza curda sull'asse Baghdad-Erbil

di Chiara Lovotti

L’estenuante campagna per la liberazione di Mosul, lanciata ufficialmente nell’ottobre 2016 dal primo ministro iracheno Haider al-Abadi, ha visto un......... concentrarsi di forze inedite nella regione di Ninive. Alle Forze di sicurezza irachene (Isf) si sono affiancate le Forze armate curde (peshmerga), le milizie a maggioranza sciita dell’Hashd al-Shaabi (Pmu) e la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, con l’obiettivo comune di neutralizzare la presenza di Stati islamico (IS). Tuttavia, ora che il composito fronte anti-IS è riuscito a strappare ai miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi il più esteso centro urbano sotto il loro controllo, questa fase di eccezionale convergenza sembra destinata a concludersi e i tanti nodi vengono al pettine.

Una delle questioni più rilevanti nell’Iraq post-IS riguarda la futura amministrazione di Mosul e delle altre aree liberate lungo i territori storicamente contesi tra il governo centrale e quello della regione semi-autonoma del Kurdistan (Governo regionale curdo, Krg). Fin dall’insediamento del Krg nel 1992, l’annosa questione dei confini curdi, infatti, non ha mai trovato soluzione e ancora oggi rappresenta uno dei fattori principali che divide Baghdad ed Erbil. Il Kurdistan, ufficialmente riconosciuto dalla Costituzione (redatta nel 2005), comprende i governatorati di Dahuk, Erbil, Sulaymaniyya e, dal 2014, Halabja, ma al tempo stesso esercita autorità de facto su altri territori al di fuori dei confini regionali. Si tratta principalmente della provincia di Kirkuk, che il Krg rivendica integralmente, e di parte di quelle di Salah al-Din, Diyala, Wasit e Ninive (di cui Mosul è capoluogo), controllate dai curdi pur restando formalmente sotto l’amministrazione del governo centrale. Sebbene la Costituzione stessa indicasse di risolvere la questione delle aree contese tramite consultazioni referendarie da tenersi entro il 2007 (articolo 140), nessun passo è stato fatto perché questa disposizione venisse implementata, e lo status di queste zone resta ancora sospeso.

A riaccendere oggi i riflettori sulla questione delle zone contese e scavare il solco della distanza tra Baghdad ed Erbil è il coinvolgimento in prima linea nella lotta a Daesh dei peshmerga, intervenuti a colmare il vuoto securitario lasciato dall’esercito iracheno sopraffatto dall’avanzata degli uomini di al-Baghdadi nell’estate 2014. Se già prima i curdi non erano certo inclini a mollare la presa sui territori contesi, ancor meno lo sono ora che i successi riportati dalle loro truppe proprio in quelle aree hanno consentito al Krg di consolidarne il controllo (non solo a Mosul ma anche a Kirkuk e Sinjar). Significativamente, infatti, già poco dopo l’avvio dell’offensiva su Mosul il presidente curdo Massoud Barzani aveva dichiarato alla televisione Rudaw di non avere alcuna intenzione di disimpegnare i peshmerga dalla regione, contravvenendo così all’accordo stipulato con Baghdad che ne prevedeva invece l’immediato ritiro una volta completate le operazioni [1].

La questione dei territori contesi rimanda però a un problema più grande. Nel corso degli anni, infatti, non solo le rivendicazioni territoriali curde non si sono mai sopite, ma non si è fermata la corsa di Erbil verso una sempre maggiore autonomia da Baghdad, tanto sul piano politico quanto su quello economico. Nell’era post-Saddam, lungi dal comportarsi come meri osservatori della ricostruzione post-conflitto, i curdi hanno assunto un ruolo di primo piano, anche sviluppando un piano di esportazioni di petrolio autonomo da Baghdad, che li ha portati ad acquisire un peso sempre maggiore sul piano internazionale [2]. Negli anni più recenti e grazie al coinvolgimento nel fronte anti-IS, a differenza delle controparti siriane e turche, i curdi iracheni hanno acquisito un crescente peso anche sul piano militare e politico, maturando le condizioni per muovere verso l’indipendenza [3].

Dalla caduta di Mosul nelle mani del califfo, infatti, Barzani ha più volte parlato di “fallimento dell’Iraq unitario” e paventato la possibilità di un referendum per l’indipendenza. Ma l’annuncio della data della consultazione referendaria, che si dovrebbe tenere il prossimo 25 settembre, è avvenuto solo nel momento in cui era chiaro che la città irachena stesse per capitolare. Tuttavia, la fattibilità stessa del referendum è messa in dubbio da una serie di criticità. Innanzitutto, sono forti gli scetticismi e le divisioni interne al blocco curdo. Tra le fila dell’Unione patriottica del Kurdistan (Puk) e del Gorran, ad esempio, crescono i dubbi circa le reali intenzioni di Barzani, accusato di spingere per il referendum solo per rafforzare il proprio partito (Partito democratico del Kurdistan, Kdp) e assicurarsi i campi petroliferi a ovest di Kirkuk. Inoltre, i curdi dovranno convincere i paesi limitrofi che l’indipendenza non avrà conseguenze negative sulle relazioni regionali [4].

Determinante negli sviluppi futuri sarà infatti anche il ruolo di attori quali la Turchia e l’Iran, da sempre contrari all’auto-determinazione del Kurdistan iracheno che viene percepita come una minaccia alla propria sicurezza nazionale in quanto potrebbe avere un effetto contagio nelle rispettive comunità curde [5]. Non da ultimo, anche qualora si arrivasse alla consultazione referendaria, la questione non sembra destinata a esaurirsi con il voto, ma i leader curdi hanno sottolineato la necessità che a questo faccia seguito un processo di dialogo e negoziazioni con il governo centrale [6].

Se la scomparsa dello Stato islamico quale attore dominante rappresenta oggi il catalizzatore della rinnovata spinta indipendentista del Kurdistan iracheno, la visione curda si scontra con quella dei leader politici di Baghdad, che invece convergono sull’idea di un Iraq unito. Le tensioni fra le due parti rischiano dunque di riflettersi proprio nelle zone liberate lungo il confine meridionale del Krg, ora che si apre la questione della loro futura amministrazione. Dopo quasi tre anni sotto la bandiera nera del califfato infatti chi, fra Erbil e Baghdad, godrà del controllo di Mosul e delle altre “disputed areas”, in particolare Kirkuk? Sul breve termine, sono in molti a sperare che si riesca a trovare una forma di cooperazione tra il governo federale e quello del Krg, in modo da garantire la messa in sicurezza di aree che restano ancora estremamente fragili e a rischio di infiltrazioni terroristiche. Benché le due parti abbiano preso accordi per formare un comitato congiunto che assista le autorità locali nella ricostruzione post-conflitto [7], resta da capire se vi sarà la volontà politica di portarli avanti. Sul medio-lungo termine, invece, la risposta a questa domanda sembra legata a doppio filo all’evolvere delle relazioni delicate tra Baghdad ed Erbil.

Chiara Lovotti, ISPI Research Assistant

Fonte: Ispionline.it

[1] Paul Antonopoulos, “Barzani: Peshmerga will not withdraw from areas it liberated from ISIS”, Al Masdar News, November 16, 2016. https://www.almasdarnews.com/article/barzani-peshmerga-wont-withdraw-areas-liberated-isis/

[2] Gareth Stansfield, “The Unravelling of the post-First World War State System? The Kurdistan Region of Iraq and the Transformation of the Middle East”, International Affairs, Vol. 89, No. 2, pp. 259-282, 2013.

[3] Steven A. Cook, Are Conditions Ripening for Iraqi Kurdish State?, European Council of Foreign Relations, ECFR, January 5, 2017.

[4] Omar Sattar, Iraqi Kurdistan Faces Many Obstacles to Independence Referndum, Al Monitor, June 2, 2017. http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2017/06/kurdistan-independence-iraq-iran-turkey.html

[5] Hamdi Malik, Can Iran stop Iraqi Kurdistan independence?, Al Monitor, April 20, 2017. http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2017/04/iran-iraq-kurdistan-independence-qasem-soleimani.html

[6] Bilal Wahab and Rebwar Karim Mahmood, A Kurdish Referendum: Unforeseen Benefits, The Washington Institute for Near East Policy, May 3, 2017. http://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/view/a-kurdish-referendum-unforeseen-benefits ; Meeting tenutosi a Erbil il 2 aprile scorso http://www.kurdistan24.net/en/news/35f21ec2-6bad-47c5-ae3d-214d4e7bfbb9/Main-ruling-parties-in-Kurdistan-agree-to-hold-independence-referendum

[7] Dichiarazione dal presidente curdo Barzani durante il World Economic Forum di Davos.