Direttore
Shorsh Surme
Shorshsurme@yahoo.it

info@hetawikurdistan.it

--------------------------


Leyla Zana
---------------------------


Regista Curdo Yilmaz Güney
**************************

Ruolo delle Donne Curde nella lotta
di Liberazione

*****************************

La questione curda non è piu'
affare di Iran e Tuchia


***************************************


I Medi: Gli antenati dei Curdi
*****************
La Campagna di Al Anfal contro i Curdi
*****************
Kurdistan dell'Iran: Crimini nel silenzio
*************************************
Perlepace.it

*************************************
Intervista con Gianni Vernetti
***************************************
In Iran non c'è solo
la questione Nucleare

************************************
Mortalità infentile:La campagna
Save The Children

*************************
D
iscorso di Obama al Cairo
*********************************
Intervista con Mirella Galletti

****************************

*******************************





 
Rivista Cuturale Curda Hetaw "Sole"
***********************


Castello di Dimdim,
epopea curda di A.Shamilov
******************




Kurdistan.Storia,
economia e risorse,
società e tradizioni,arte e cultura
di Shorsh Surme
Pendragon Editore

****************************


Il primo Dizionario Italiano - Curdo
1878 - Napoli
*****************************

Home Articoli Iraq, milizie sciite contro i peshmerga. Dopo l’Isis l’incubo è la guerra civile Baghdad vuole riprendersi i territori dei curdi: 100mila civili in fuga. I timori di Erbil: puntano al nostro Kurdistan. Le trame dell’Iran


Iraq, milizie sciite contro i peshmerga. Dopo l’Isis l’incubo è la guerra civile Baghdad vuole riprendersi i territori dei curdi: 100mila civili in fuga. I timori di Erbil: puntano al nostro Kurdistan. Le trame dell’Iran

di Giordano Stabile
Missili anti-tank europei contro i carri armati e i blindati di fabbricazione americana. La battaglia fra...... i Peshmerga curdi e le milizie sciite irachene si è combattuta con armi occidentali, e tra forze addestrate dalla Nato per sconfiggere l’Isis. Quello che si temeva, che una volta spazzato via lo Stato islamico scoppiasse l’ennesima guerra civile in Iraq, si è verificato.
Ieri all’alba una colonna corazzata irachena, composta quasi esclusivamente dalle Hashd al-Shaabi, le Forze di mobilitazione popolare che rispondono ai leader sciiti iracheni, e iraniani, si è mossa da Kirkuk, lungo l’autostrada che conduce a Erbil. A Pirde, conosciuta anche con il nome di Altun Kupri, si è scontrata con i Peshmerga inviati dal governo regionale curdo a fermare l’avanzata.
Pirde si trova al confine fra le province di Erbil e Kirkuk. L’offensiva faceva parte delle operazioni cominciate lunedì dal governo iracheno per recuperare tutti i territori passati sotto il controllo curdo dopo il giugno del 2014, quando l’esercito federale si era liquefatto di fronte all’avanzata dell’Isis. Ma Erbil teme che Baghdad, e soprattutto i miliziani sciiti, non vogliano fermarsi lì e puntino a occupare tutto il Kurdistan.
Lo scontro è stato durissimo. I missili anti-tank «Milan» dei Peshmerga hanno colpito almeno un carro armato e numerosi blindati. Le perdite fra le forze sciite sono alte. Ieri sera Pirde era però nella mani dell’esercito federale iracheno, più defilato, mentre le milizie sciite fronteggiavano i Peshmerga a circa due chilometri dalla cittadina. Secondo fonti di Baghdad, il premier Haider al-Abadi, pure lui sciita, avrebbe dato ordine di «punire i ribelli» curdi ma non ci sono conferme ufficiali e sarebbero in corso contatti fra la capitale ed Erbil per risolvere la questione «con il dialogo e secondo la Costituzione».
Quello che è certo è che dalle zone tornate sotto il controllo del governo iracheno i curdi stanno scappando in massa. Il governatore di Erbil, Nawzad Hadi, ha precisato che 18 mila famiglie fuggite da Kirkuk e Tuz Khurmato sono state accolte in città, ma i profughi in totale sarebbero oltre 100 mila. A Khanaqin, vicino al confine con l’Iran, milizie e polizia federale hanno sparato sulla folla che protestava, c’è stato almeno un morto e sei feriti. Human Rights Watch ha invece notizie di cinque morti a Tuz Khurmato.
L’operazione lanciata da Al-Abadi sembra stia sfuggendo dalle mani del premier. Il problema è strutturale. L’esercito conta su un numero limitato di divisioni in grado di combattere, le stesse che hanno strappato Mosul all’Isis: le tre del Controterrorismo, la Nona corazzata, la Sedicesima. Due sono state utilizzate nell’offensiva contro i curdi ma il grosso delle forze è formato da milizie, in particolare quelle guidate da leader sciiti che rispondono a Teheran, come Abu Mahdi al-Muhandis, esiliato in Iran ai tempi di Saddam Hussein.
A Kirkuk e Tuz Khurmato sono state osservate le formazioni Asaid Ahl al-Haq, Al-Badr, Kataib Imam Ali, che agiscono lungo le direttive di Qassem Suleimani, capo del servizio «estero» dei Pasdaran. La «mano iraniana» ha agito in piena luce del sole. Suleimani è andato una settimana fa a Suleymanya, la seconda città del Kurdistan, a convincere il partito Puk, rivale del Kdp del presidente Massoud Barzani, a passare dalla parte di Baghdad e dell’Iran.
Il Puk controlla quasi metà dei Peshmerga ed era in maggioranza a Kirkuk. Per questo la città è caduta quasi senza combattere. Ma ora le forze irachene devono fronteggiare i Peshmerga del Kdp, se vogliono avanzare verso Erbil. Al-Abadi ha detto che vuole riportare il Kurdistan nei confini del 2003, quelli della Regione autonoma. Ma non è detto che i miliziani alleati dell’Iran si accontentino.
Potrebbe esserci una spaccatura all’interno del governo di Baghdad, anche perché Al-Abadi non ha inviato le milizie sciite che invece rispondono a lui e al Grande ayatollah iracheno Ali Sistani, soprattutto la Firqat al-Abbas. È quello che sperano i curdi, a loro volta spaccati in due, e molto indeboliti. Il presidente Barzani non è più comparso in pubblico. Il Puk e il terzo partito curdo, il Gorran, di fatto non lo riconoscono più come leader e trattano per conto loro con Baghdad. Il Puk ha piazzato un suo dirigente, Rizgar Ali, come nuovo governatore di Kirkuk.

Fonte: La Stampa