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Iran – Iraq: il petrolio che ‘avvicina’

di Emanuele Cuda
E’ stato annunciato in queste ore da parte del Ministero del Petrolio iracheno che è stato siglato un accordo per raffinare in.........

Iran il greggio estratto dai campi di Kirkuk ed esportare il prodotto finito dai porti di Bassora ad un ritmo che va dai 30 ai 60 mila barili al giorno.
La provincia di Kirkuk, peraltro nodo di contrasto nei rapporti tra Kurdistan e Iraq, aveva aderito al referendum per l’ indipendenza del Kurdistan del 25 settembre e questo aveva comportato la sostituzione del Governatore, da parte del Parlamento iracheno: Rakan al-Jabouri aveva preso il posto di Najmaldin Karim. A metà ottobre, dopo il conseguente ritiro delle truppe kurde, mediante l’ uso della forza, Kirkuk era tornata nelle mani del governo iracheno. Questo aveva consentito una ripresa delle estrazioni petrolifere, ad un ritmo di 90.000 barili al giorno, dal pozzo di Avana e di 275.000 barili giornalieri dei giacimenti di Bye Hassan e di Avana.

L’ intenzione del Dicastero del Petrolio di Baghdad, manifestata diverse settimane fa dal Sottosegretario al Ministero del Petrolio iracheno, Karim Hattab, durante un incontro a Kirkuk con il governatore ad interim della provincia, Rakan Jubouri, è di incrementare la produzione dei giacimenti di Kirkuk. «I ricavi dei giacimenti di Kirkuk torneranno nel bilancio federale», il proposito palesato dal Ministro del Petrolio iracheno Jabbar al Luaibi. «La regione del Kurdistan controllava i due-terzi del petrolio a Kirkuk dopo l’ingresso dello Stato islamico» aveva ribadito provocatoriamente il Premier iracheno Albadi.

Ma irrisolta rimaneva la questione dei 4 miliardi di dollari richiesti dalla Turchia al governo kurdo a mo’ di compensazione per le mancate forniture. Il governo di Baghdad aveva chiesto ad Erbil di rimettere in moto le esportazioni, cedendo la responsabilità all’ irachena Oil Marketing Company (Somo) in quanto – aveva dichiarato il portavoce del Ministro del Petrolio iracheno Asim Jihad – «qualsiasi contratto stipulato non con il governo federale e con il ministero del Petrolio è illegale. Questo contratto e i suoi dettagli non ci interessano». «Qualsiasi contratto stipulato non con il governo federale e con il ministero del Petrolio è illegale. Questo contratto e i suoi dettagli non ci interessano» aveva precisato il portavoce in riferimento al contratto che poco tempo fa, simultaneamente al referendum per l’ indipendenza kurdo, tra il colosso russo Rosneft e il governo di Erbil.

In quell’ occasione, Asim Jihad aveva inoltre annunciato che l’ Iraq di aver firmato il primo accordo per consegnare petrolio dai campi petroliferi di Kirkuk ai mercati iraniani. Con l’accordo, l’Iraq esporterà 30-60mila barili di petrolio al giorno per mezzo di autocisterne sull’autostrada fino alla raffineria iraniana di Kermansha, passando per la frontiera di Sulemaniyya; l’ Iran, da pare sua, trasferirà il petrolio raffinato e pronto per l’esportazione ai porti di Bassora, nel sud dell’Iraq. «L’accordo contribuirà ad aumentare le esportazioni petrolifere dell’Iraq e a rafforzare le relazioni economiche con i paesi vicini» ha messo in chiaro Yasiri.

«Ma questa quantità potrà essere aumentata quando realizzeremo un oleodotto» ha evidenziato il Ministro iracheno Jabbar al Luaibi. Tant’è che il direttore generale della compagnia petrolifera irachena Somo, Alaa Yasiri, ha affermato che l’ inizio del processo di esportazione sarebbe previsto prossimamente.

Ad oggi, il petrolio prodotto nei campi di Kirkuk viene esportato verso le raffinerie irachene del centro e del sud del paese. Va ricordato che al momento la situazione di stallo con la regione autonoma del Kurdistan, a seguito del referendum, complica lo scenario. Dall’ ottica di Erbil, per giunta, l’ interpretazione della Costituzione è fondamentale anche per un dialogo con il governo centrale sui diversi temi: dal petrolio al compromesso sulla quota del bilancio federale. A proposito di quest’ ultima, Barzani non ha esitato a ricordare che «Insistiamo sulla nostra quota del 17 percento» e che «la nostra priorità ora è quella di fornire i salari delle persone e abbiamo fatto ciò che siamo stati in grado di fare finora».

In tema di referendum, il Presidente Rohani aveva precisato che «il referendum nel Kurdistan iracheno è un complotto a sfondo confessionale dei Paesi stranieri ed è respinto da Teheran ed Ankara». Il Kurdistan – aveva detto il leader iraniano – «dovrebbe correggere il suo errore». «Il nostro obiettivo principale è garantire sicurezza e stabilità nella regione» ed è per questo che Iran e Turchia «sostengono l’integrità territoriale dell’Iraq e della Siria». Con l’ ISIS in ritirata, di cui ieri l’ Iraq ha festeggiato la disfatta, l’ accordo sul petrolio vuole essere il contributo iraniano a garantire sicurezza e stabilità o, come denunciato più volte da Israele, è un modo per allungare i propri tentacoli sull’ Iraq e sulla regione?
Fonte: http://www.lindro.it/iran-iraq-petrolio-avvicina/