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LA STORIA/ I modenesi Tommaso e Anastasia appena tornati dal Kurdistan: «Così diffondiamo la rivoluzione» Sono tornati pochi giorni fa e si sono subito buttati nella mischia a fianco dei loro compagni, nella lotta per le occupazioni in corso a Modena, c

di Gaetano Josè Gasparini
Sono tornati pochi giorni fa e si sono subito buttati nella mischia a fianco dei loro compagni, nella lotta per le occupazioni in corso a.........

Modena, condotte dal collettivo Guernica. Ed è proprio nel cinema Cavour occupato che incontriamo Tommaso e Anastasia, i due militanti autonomi partiti per il Kurdistan. Un viaggio durato due mesi che li ha portati a visitare le strutture civili dei curdi. Tommaso Corbelli e Anastasia Aveta sono studenti-lavoratori, il primo iscritto ad Unimore in Biotecnologie, la seconda laureanda in Scienza della Cultura. Si definiscono autonomi e militanti rivoluzionari. Due mesi fa il nostro quotidiano si era interessato al loro caso. In molti erano rimasti colpiti dalle foto circolate sui social che li riprendevano insieme ad altri militanti europei e curdi. Sullo sfondo, una bandiera di Abdullah Ocalan, condannato all'ergastolo in Turchia per terrorismo e teorico del confederalismo democratico, l'ideologia della rivoluzione curda.
Non vi ha imbarazzato posare sotto il vessillo di Ocalan?

Tommaso: «Ocalan è il fondatore di un movimento che non consideriamo un’organizzazione terroristica. La foto era un modo per mostrare la nostra solidarietà ad un popolo rivoluzionario e al suo leader».

Anastasia: «Per quanto mi riguarda i veri terroristi sono i governi di Bashar Al Assad e di Tayeb Recep Erdogan, presidenti della Siria e della Turchia».

Come siete entrati e usciti dal Kurdistan, territorio in guerra e sotto embargo?

Tommaso: «Su questo punto, non ci possiamo proprio esprimere. Posso solo dire che ci sono voluti diversi giorni e che a dirigere il flusso di solidali occidentali è stato il Partito dell'Unione Democratica (curdi siriani, ndr)».

Anastasia: «È necessario tutelare le persone che si recano in Kurdistan a lavorare per questa rivoluzione, non vogliamo compromettere canali e itinerari».

Quali sono i motivi che vi hanno spinto a compiere questo viaggio e cosa avete imparato nel Kurdistan? Ci sono esperienze replicabili a Modena?

Tommaso: «Siamo andati per portare solidarietà ad un popolo che sta costruendo un processo di cambiamento. Si tratta dell'unica esperienza rivoluzionaria del presente. La nostra intenzione era quella di capire gli elementi di cambiamento compatibili con il nostro contesto. Per esempio, siamo rimasti colpiti dalla capacità di garantire formazione rivoluzionaria costante e a tutti i livelli alla popolazione. Un aspetto che possiamo replicare a Modena con le assemblee, i progetti e i laboratori sociali e culturali».
Anastasia: «Si tratta di un popolo che ha subito decine di massacri e innumerevoli tentativi di assimilazione forzata. La rivoluzione prevede il cambiamento radicale della società in senso egualitario. Ci sono ovvie differenze ma le lotte modenesi partono dallo stesso presupposto: l'autodeterminazione, l'autogestione e l'autonomia decisionale di una comunità».

Avete proclamato di impegnarvi a fare una rivoluzione in Italia. Avete ricevuto formazione militare?

Tommaso: «No».

Anastasia: «Assolutamente no».

Eppure alcuni simpatizzanti occidentali hanno preso le armi.

Tommaso: «Noi siamo andati come delegazione politica per portare solidarietà. La nostra intenzione era studiare che cosa stava succedendo in Kurdistan».

Anastasia: «Vogliamo diffondere le idee della rivoluzione. Vogliamo spiegare che cambiare è possibile, che ci sono contesti come il Medio Oriente dove la rivoluzione non è soltanto un germe ma è qualcosa di vivo e praticato».

Ma li c'è un conflitto in corso.

Tommaso: «Il contesto è quello di una guerra, è vero. Nel quadro italiano pensiamo che sia possibile replicare la volontà di costruire delle comunità autogestite, e pensare a un modello di città diverso, attraverso l'inclusione e la partecipazione, le assemblee pubbliche e tutte quelle dinamiche paritarie che possono favorire l'elaborazione di soluzioni collettive. Un po' come è accaduto al cinema Olympia prima e Cavour dopo».

Anastasia: «L’obiettivo non è quello di copiare quello che sta succedendo altrove. L'idea è quella di costruire le basi di una comunità che riesce ad autodeterminarsi. Non dimenticandoci che la rivoluzione curda trova nella donna il suo motore e la sua avanguardia.

Avete incontrato ex militanti dell'Isis incarcerati nelle prigioni curde? Qual è la loro sorte?

Anastasia: «Non personalmente. Ma sappiamo che ragazzi ex Daesh (acromino di Isis in arabo, ndr), nelle carceri, ricevono una formazione. Che è data loro la possibilità, una volta usciti, di reinserirsi nel tessuto sociale. La rivoluzione si fa quindi carico di recuperarli».

Non temete problemi con la polizia perché siete tornati da un teatro di guerra?

Anastasia: «Da quando scrivere articoli, mandare corrispondenze, studiare e portare solidarietà ad un popolo sono considerati reati?».

Tommaso: «Per il momento, da quando siamo tornati, non abbiamo avuto problemi. Ma sappiamo che potremmo essere considerati dei soggetti degni di nota da parte delle forze dell’ordine. Non escludiamo di essere sorvegliati, è un rischio che sapevamo di poter correre».

Fonte: http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2017/12/12/news/cosi-diffondiamo-la-rivoluzione-1.16231715?refresh_ce