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Al Miela la persecuzione del popolo curdo Quattro i film dedicati al dramma, da “Meteorlar” di Gürcan Keltek al documentario “A flag without a country”

di Beatrice Fiorentino

Donne combattenti, vite sospese, immagini che rimandano a un doloroso scenario di guerra, bandiere che appartengono a....

. un popolo ma non a uno Stato. E il cinema inteso come forma di resistenza, di militanza, strumento per una presa di coscienza identitaria. La giornata di oggi, al Teatro Miela, all’interno della programmazione della 29° edizione del Trieste Film Festival, è interamente dedicata al popolo curdo, sparso in quattro Paesi (Turchia, Siria, Iraq, Iran) e perseguitato, da decenni, senza tregua.

Quattro i film “Made in Kurdistan” che, fino a sera, renderanno conto di una quotidianità drammatica, attraversata dall’urgenza di trovare una testimonianza, dalla necessità di essere documentata “in diretta”, in un incrocio di sguardi e di forme che manifestano la loro essenza politica senza trascurare la dimensione poetica ed estetica dell’immagine.

Si comincia alle 15, con un’intensa opera di esordio già apprezzata al Festival di Locarno, l’estate scorsa, nella sezione “Cineasti del presente”: si tratta di “Meteorlar”, di Gürcan Keltek, seducente incontro tra documentario e metafisica, tra immagini che rimandano alla cronaca (la caccia ai militanti del Pkk da parte delle forze di sicurezza turche nel 2015) e le parole piene di dolore e di paura di una giovane poetessa. “Meteorlar” è anche una riflessione sul tempo e la memoria. Mentre le truppe dell’esercito turco avanzano, trincerate dietro alla menzogna della lotta al terrorismo, mentre la quiete di esistenze “normali” viene interrotta dalla violenza della guerra, la Natura segue i suoi cicli. Dal sottosuolo provengono rumori sinistri, dal cielo piovono meteoriti, la luna si eclissa. E persone, luoghi, cose scompaiono.

Alle 16.30, nel documentario in anteprima italiana “No place for tears”, la regista Reyan Tuvi ci accompagnerà sul confine turco-siriano, dove uno di fronte all’altro sorgono due insediamenti: il villaggio turco-curdo di Maheser e la città siriano-curda di Kobane, che hanno sviluppato legami familiari e amichevoli nel corso dei secoli e oggi si trovano inevitabilmente colpiti dal conflitto.

Alle ore 18, l’incontro pubblico “Made in Kurdistan: tra memoria e presente, un’identità possibile per il cinema curdo”, moderato dal critico cinematografico Giuseppe Gariazzo, metterà insieme le voci dei registi Gürcan Keltek, Reyan Tuvi, la poetessa Hevi Dilara e il giornalista Giuseppe Acconcia.

Le proiezioni riprenderanno subito dopo, alle 19.30, con il documentario di Bahman Ghobadi “A flag without a country”, docu-fiction che raccoglie le testimonianze di Helly Luv, cantante pop curda iraniana, e Nariman, ex-pilota costretto ad abbandonare il volo in seguito a un grave incidente alla gamba. Due illuminanti esempi di tenacia,

forza di volontà e orgoglio per il popolo curdo. Infine, alle 21. 15, l’anteprima italiana di “Filles de Feu” di Stephan Breton, documentario in cui le figlie del fuoco del titolo sono le donne soldato curde che combattono contro l’Isis in Siria.

Fonte: Il Piccolo