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Home Articoli Dove sono finiti gli yazidi perseguitati dall'Isis Vivono in Europa, in Turchia, ma anche nel Kurdistan, e proprio ad Afrin: dove è in corso l'offensiva dell'esercito turco


Dove sono finiti gli yazidi perseguitati dall'Isis Vivono in Europa, in Turchia, ma anche nel Kurdistan, e proprio ad Afrin: dove è in corso l'offensiva dell'esercito turco

di Chiara Clausi
Sono stati massacrati, torturati, sepolti vivi nelle fosse comuni dai miliziani dell’Isis. Arruolati come soldati e schiavizzati.......

Gli altri, gli yazidi più fortunati, sono scappati e hanno trovato rifugio in Europa, in Turchia, nel Kurdistan iracheno. Altri sopravvissuti si trovano ad Afrin in Siria, dove l'esercito turco sta compiendo una campagna militare per conquistare l’enclave curda, e dove rischiano nuove persecuzioni da parte delle milizie islamiste alleate di Ankara.

Dove vivono ora

Il popolo yazida ha vissuto per millenni nel nord dell'Iraq nella provincia di Ninive, di Dohuk e nel Sinjar, dove si trovano molti dei loro luoghi sacri. Nel 2014, i miliziani dello Stato islamico hanno perpetrato un genocidio nel Sinjar contro gli yazidi.

Decine di migliaia di uomini, donne e bambini si sono rifugiati sulle montagne, centinaia di loro sono stati massacrati. Molti di loro ora vivono fuori dai loro storici territori. Secondo un rapporto del 2016 dell’Ong Yazda, ci sono in Grecia circa 4.650 rifugiati yazidi, 11.270 in Turchia distribuiti in 8 campi, 3.000 - 3.500 nel campo Newroz in Siria, e 2587 in Iraq, soprattutto nel Kurdistan iracheno.

Il pericolo è ad Afrin

Non ci sono dati ufficiali sul numero di yazidi che vivono ad Afrin, ma fonti yazide e curde dicono che ce ne erano circa 25.000 nel 2011. Dopo la guerra in Siria e la successiva comparsa di gruppi terroristici, migliaia, per paura di ulteriori persecuzioni hanno lasciato la regione e sono migrati in Europa per chiedere asilo. Quelli che sono rimasti temono di essere spazzati via dall’invasione turca.

L’esercito turco ha attaccato la regione siriana il 20 gennaio e potrebbe decidere di usare le maniere forti anche contro questa comunità. Şêkh Ali Reşo, un membro del consiglio centrale degli yazidi in Germania, ha raccontato a Voice of America di temere un altro massacro ad Afrin, come quello avvenuto nel Sinjar.

I membri della comunità yazida dell’enclave siriana sono anche preoccupati per il possibile ritorno dell'Isis.

Pir Shammo, un leader religioso yazida di Afrin, ha dichiarato a Voice of America che l’Isis è stato cacciato da Manbij, Aleppo, Raqqa e altre aree, ma potrebbe ritornare. Shammo ha aggiunto che il suo villaggio, Basoufane, un villaggio yazida di Afrin, è stato bombardato molte volte negli ultimi mesi da Hay'at Tahrir al-Sham, un gruppo terroristico che lo scorso anno ha dichiarato di aver rotto i legami con al-Qaida e di agire nella regione in modo autonomo.

Una sopravvissuta candidata al Nobel

Questa tragica storia ha portato alla luce anche grandi esempi di coraggio. Come quello di Nadia Murad, ex prigioniera dell’Isis, rapita nell'agosto del 2014. A Mosul i soldati del Califfato l'hanno stuprata in gruppo, è stata poi venduta più volte come schiava. È ora nuovo ambasciatore di buona volontà delle Nazioni Unite per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani ed è diventata una rappresentante delle vittime degli yazidi in tutto il mondo.

È stata candidata anche al premio Nobel per la pace, ha vinto con Lamiya Aji Bashar il premio Sakharov 2016 ed è stata inserita da Time tra le 100 persone più influenti del 2016.

Fonte: Panorama.it  https://www.panorama.it/news/esteri/massacrati-o-fuga-ecco-dove-sono-finiti-gli-yazidi/

 

 

Il racconto: “L’ultima ragazza٢ Murad ha scritto un libro L’ultima ragazza, pubblicato in Italia a novembre 2017 da Mondadori. Il racconto è sul suo calvario come schiava sessuale dei miliziani dell’Isis. L'avvocato Amal Clooney ha portato lavoce degli yazidi al Tribunale internazionale dell'Onu. Murad vuole diventare truccatrice e parrucchiera, o addirittura aprire un proprio salone. E ha raccontato sull’Independent che forse un giorno la gente si ricorderà di lei per questo. E non per essere stata una sopravvissuta dell’Isis.